Residenziale
Il progetto
Una villa a un piano a Mestre, disegnata attorno a chi la abita: il committente convive con una malattia rara degenerativa, e la casa doveva essere inclusiva fino in fondo, non soltanto accessibile.
Il lavoro è partito da lì. Prima della distribuzione si sono studiati il terreno, gli orientamenti, i suoni, le viste e gli odori del luogo; la pianta è stata tracciata a partire da un cerchio con lo gnomone al centro, e sugli assi così trovati sono stati disposti i locali. È il metodo che lo studio chiama Quantum Adaptive Connection of Architecture 3.0: la casa come estensione del corpo di chi la vive, in equilibrio fra ciò che riceve dal luogo e ciò che gli restituisce.
Tutto a un piano, senza gradini: una fila di volumi bassi in legno scuro, pietra chiara e pietra grigia, con il soggiorno di vetro aperto sul patio, la sala da pranzo che continua sul deck fino al prato, la piscina in giardino e, dentro, una stanza con una piccola vasca per la fisioterapia. L’ingresso è un portale in legno; di sera i volumi si accendono uno per uno.
I materiali sono scelti per quello che fanno, non solo per come appaiono. Nella stanza della vasca una parete è costruita in mattoni di sale rosa dell’Himalaya; le zone giorno hanno colori cromoterapici stesi in colla adamantina, lucida come avorio; i giardini pensili e le aiuole sono coltivati in terra preta; le fondazioni sono ventilate e rivestite di vetro cellulare, che isola dal radon. La struttura è in blocchi cassero di legno-cemento, biocompatibili e antisismici.
Il progetto ha ricevuto il Premio Templum — ArchitettItaliani 2024, consegnato in Campidoglio a Roma, ed è pubblicato nel volume della casa editrice RDE. Il cantiere è in corso.